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	<title>Il Blog del Grand Hotel Excelsior</title>
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	<description>Eventi, luoghi e cultura del territorio toscano</description>
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		<title>Il Panforte Una Ricetta Della Cucina Toscana</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 14:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricette Toscane]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dolce senese dalle radici più antiche è senz&#8217;altro il panforte, di cui si dice che esistesse già nel &#8217;200 come pane mielato, preparato nei monasteri a opera di frati e suore. Divenne poi pan pepato, con l&#8217;arrivo del pepe &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/il-panforte-una-ricetta-della-cucina-toscana/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/Panforte-Siena.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-285" title="Panforte-Siena" alt="" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/Panforte-Siena-300x236.jpg" width="300" height="236" /></a>Il dolce senese dalle radici più antiche è senz&#8217;altro il <strong>panforte</strong>, di cui si dice che esistesse già nel &#8217;200 come pane mielato, preparato nei monasteri a opera di frati e suore. Divenne poi pan pepato, con l&#8217;arrivo del pepe e delle spezie.<span id="more-346"></span> Fra le sue tante qualità &#8220;storiche&#8221;, segnaliamo quella di &#8220;cibo d&#8217;emergenza&#8221;, tanto agognato dalle milizie senesi durante la caduta della Repubblica di Siena (XVI secolo).</p>
<p><strong>Gli ingredienti che lo compongono sono 17</strong> proprio come le contrade del Palio: miele, zucchero, farina di grano, noci, nocciole, mandorle, melone candito, cedro candito, aranci canditi, scorza di limone candita, corteccia di cannella, coriandolo, pepe aromatico, pinoli, chiodi di garofano, acqua per impastare e fuoco per cuocere.</p>
<p>Il <strong>panforte Margherita</strong><span style="color: #333333; font-style: normal; line-height: 24px;">, più delicato, fu inventato solo nel 1879, in occasione della visita a Siena della regina Margherita</span> di Savoia. La ricetta di questo panforte è simile a quella tradizionale, ma mancano le spezie miste (rimpiazzate da abbondante vaniglia), mentre i canditi di cedro prendono il posto di quelli di melone.<br />
La consuetudine della <strong>produzione del panforte a opera dei farmacisti</strong> si è perpetuata nei secoli, tanto che dalle più antiche farmacie di Siena, come la Parenti, la Sapori e la Pepi, sono derivate attuali industrie dolciarie.</p>
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		<title>Lungo il sentiero di Torrenieri</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 18:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sistema collinare che si stende tra l&#8217;Ombrone, l&#8217;Asso e l&#8217;Orcia riveste notevole interesse paesaggistico e ambientale, caratterizzandosi per l&#8217;integrazione tra le aree coltivate e quelle boschive che separano il paesaggio aperto delle Crete e la Maremma. La valorizzazione del &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/lungo-il-sentiero-di-torrenieri/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/lungo-il-sentiero-di-torrenieri/torrenieri/" rel="attachment wp-att-339"><img class="alignleft size-medium wp-image-339" alt="Torrenieri" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/Torrenieri-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Il sistema collinare che si stende tra l&#8217;Ombrone, l&#8217;Asso e l&#8217;Orcia riveste notevole interesse paesaggistico e ambientale, caratterizzandosi per l&#8217;integrazione tra le aree coltivate e quelle boschive che separano il paesaggio aperto delle Crete<span id="more-338"></span> e la Maremma.</p>
<p>La valorizzazione del territorio si esprime nella storica affermazione della coltura promiscua, che riveste i poggi di vigneti pregiati, di oliveti e di frutteti, e nella fitta maglia degli insediamenti accentrati e sparsi, nella quale ruolo non secondario ebbe il vasto sistema fortificato di cui Montalcino era il caposaldo militare e amministrativo.</p>
<p>Rocche e torrioni, trasformati, degradati o riutilizzati nelle ville e nelle tenute vinicole, punteggiano la campagna e individuano i borghi rurali, sottolineando la persistenza di antiche scelte insediative. Torrenieri fu importante castello sualla Via Francigena (ne rimangono dei ruderi) ricordato nell&#8217;itinerario di Sigerico (990-994) e nel Decamerone di Boccaccio (IX, 4).</p>
<p>La parrocchiale custodisce una piccola Madonna col Bambino, dipinto ligneo del senese Domenico di Niccolò (inizi del &#8217;400), e una Madonna col Bambino e santi di Francesco Bartalini. Da Torrenieri parte il sentiero del Brunello, che conduce a Montalcino in circa 10 chilometri e 3 ore di percorrenza (con un grado di difficoltà medio, che implica una cerca abitudine al cammino) tra morbide colline e vasti panorami.</p>
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		<title>Una gita a Monte Olivieto Maggiore</title>
		<link>http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/una-gita-a-monte-olivieto-maggiore/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 13:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Epicentro della religiosità e dell&#8217;arte delle Crete senesi, l&#8217;abbazia di Monte Olivieto Maggiore è annunciata dal verde intenso della selva entro cui si nasconde. Cipressi, olivi, pini e querce sono una veduta inaspettata nel solitario paesaggio denudato, quasi un&#8217;isola rigogliosa &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/una-gita-a-monte-olivieto-maggiore/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/una-gita-a-monte-olivieto-maggiore/monte-_oliveto_maggiore/" rel="attachment wp-att-334"><img class="alignleft size-medium wp-image-334" alt="Monte _Oliveto_Maggiore" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/Monte-_Oliveto_Maggiore-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Epicentro</strong> della religiosità e dell&#8217;arte delle<strong> Crete senesi</strong>, l&#8217;abbazia di<strong> Monte Olivieto Maggiore</strong> è annunciata dal verde intenso della selva entro cui si nasconde.<span id="more-333"></span> Cipressi, olivi, pini e querce sono una veduta inaspettata nel solitario paesaggio denudato, quasi un&#8217;isola rigogliosa circoscritta dagli strapiombi del colle.</p>
<p>Fu questo il primitivo laboratorio della scienza agricola olivetana: in queste terre inospitali, nel Trecento significativamente chiamate<strong> &#8220;deserto di Accona&#8221;</strong>, i monaci impararono a bonificare, rimboschire e mettere a coltura, fino a trasformare la landa inospitale in uno dei maggiori fulcri del monachesimo benedettino.</p>
<p>Fu la visione di una scala d&#8217;argento gettata tra le nubi che, nel racconto del cronista Antonio di Barga, indusse il nobile Giovanni Tolomei (rappresentante di una delle maggiori famiglie di Siena, grandi proprietari terrieri delle Crete) a<strong> fondare l&#8217;abbazia nel 1313</strong>; 1320 iniziò la costruzione del monastero.</p>
<p>Mutato il nome in Bernardo, lo stesso Giovanni vi si ritirò a quarant&#8217;anni, vivendo in povertà e nel silenzio assoluto. Inserito nella Regola benedettina, il complesso monastico crebbe secondo gli ideali di preghiera e di lavoro teorizzati da san Benedetto, divenendo cenobio di arte e di scienza.</p>
<p>La valorizzazione agricola dei vasti possedimenti dell&#8217;abbazia dettò per molti secoli l&#8217;organizzazione territoriale delle Crete meridionali, che vennero coltivate a cereali e assunsero il tipico ordinamento dei cambi chiusi delimitati da filari di vite (localmente detti<em> anguillacci</em>) sostenuti da olivi, gelsi e piante da frutto.</p>
<p>Monte Oliveto Maggiore, così chiamato per distinguerlo dagli omonimi di altre località, è tuttora residenza abituale dell&#8217;abate generale della Congregazione benedettina di Monte Oliveto.</p>
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		<title>Montalcino, compendio di storia dell&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 12:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Montalcino merita attenzione anche per le sue raccolte d&#8217;arte, tra le più importanti di tutto il territorio senese, allestite nell&#8217;ex convento di S. Agostino, nel quale sono stati riuniti i materiali archeologici e le opere medievali e moderne del Museo &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/montalcino-compendio-di-storia-dellarte/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/Montalcino-Museo-civico-Diocesano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-328" title="Montalcino-Museo-civico-Diocesano" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/12/Montalcino-Museo-civico-Diocesano-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Montalcino merita attenzione anche per le sue raccolte d&#8217;arte, tra le più importanti di tutto il territorio senese, allestite nell&#8217;ex convento di S. Agostino, nel quale sono stati riuniti i materiali archeologici e le opere medievali e moderne del <strong>Museo civico<span id="more-327"></span> e diocesano<br />
</strong> (tel. 0577846014, www.museisenesi.org).</p>
<p>L&#8217;attenzione per la raccolta di dipinti di grandi maestri toscani non deve offuscare quella per le collezioni di <strong>scultura e di ceramica</strong>: la prima è tra le maggiori in ambito senese, la seconda documenta che Montalcino fu tra i più<strong> antichi centri toscani</strong> di produzione di ceramiche.</p>
<p>Seguendo un percorso cronologico, dopo aver osservato le opere che testimoniano l&#8217;influenza esercitata a cavallo fra Due e Trecento da Duccio di Buoninsegna, meritano attenzione la <em>Madonna col Bambino</em> di Simone Martini e<em> S. Pietro e S. Paolo</em> ascrivibili agli ultimi anni di attività di Ambrogio Lorenzetti.</p>
<p><em>Madonna col Bambino</em> di Luca Tommè e <em>Madonna col Bambino e santi</em> del Maestro di Panzano documentano il risorgere dell&#8217;arte e i nuovi modi pittorici dopo la peste nera del 1348, che decimò un&#8217;intera generazione di artisti. Da notare anche la <strong>maestosità dei polittici</strong> (<em>Incoronazione della Vergine</em> e <em>Deposizione di Cristo</em>).</p>
<p>Passando al Quattrocento, ecco la <em>Madonna col Bambino e gli angeli</em> di Giovanni di Paolo e la <em>Madonna dell&#8217;Umiltà</em> di Sano di Pietro, entrambe rappresentative della maniera tardogotica. Infine, gli influssi della scuola pittorica fiorentina e del rinascimento (<em>Maestà</em> del Vecchietta e <em>Madonna della Misericordia</em> di Vincenzo Tamagni) e i modi manieristici di Marco Pino (che imparò la lezione dal maestro Domenico Beccafumi) sono tutte testimonianze della diffusione dei nuovi modelli declinati nel linguaggio della scuola senese, destinata a esaurirsi con la conquista fiorentina.</p>
<p>Le maioliche invetriate di Andrea della Robbia accentrano l&#8217;attenzione nella sezione dedicata alle sculture in terracotta assieme ai boccali di manifattura arcaica, prodotti dalle botteghe di Montalcino tra XIII e XIV secolo.</p>
<p>Segue la raccolta di arte sacra (paramenti, oreficerie e arredi dal XVI al XVIII secolo) dove si può ammirare la splendida <strong><em>Bibbia Atlantica in due volumi</em></strong>, con capilettera miniati a figure geometriche e animali fantastici, proveniente dalla vicina abbazia di S. Antimo e datata alla metà del XII secolo.</p>
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		<title>L&#8217;antica stazione termale di Bagno Vignoni</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 12:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Antica stazione termale formatasi nel medioevo attorno alle acque solforose, note per le loro virtù già in età romana, fu dei Salimbeni, poi degli Sforza e dal &#8217;6000 dei Chigi. Il minuscolo e suggestivo borgo che si raccoglie attorno alla &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/lantica-stazione-termale-di-bagno-vignoni/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/Bagno-Vignoni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-321" title="Bagno-Vignoni" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/Bagno-Vignoni-300x162.jpg" alt="" width="300" height="162" /></a>Antica stazione termale formatasi nel medioevo attorno alle acque solforose, note per le loro virtù già in età romana, fu dei Salimbeni, poi degli Sforza e dal &#8217;6000 dei Chigi. <span id="more-320"></span>Il minuscolo e suggestivo borgo che si raccoglie attorno alla grande vasca che costituiva l&#8217;antica struttura delle terme; vi si apre il <strong>loggiato di S. Caterina</strong>, con cappella dedicata alla santa, che fu più volte ospite di questa terra.</p>
<p>Attorno, sullo sfondo dei verdi colli, si distribuiscono case d&#8217;aspetto spiccatamente medievale; la parrocchiale è arricchita da un affresco staccato (Risurrezione) di Ventura Salimbeni. Nello <strong>stabilimento termale</strong> viene utilizzata per bagni e fanghi un&#8217;acqua bicarbonato-solfato-calcica carbonica (52° C).</p>
<p>Oggi le terme di Bagno Vignoni esercitano il loro fascino sui registi cinematografici (Franco Zeffirelli vi ha ambientato alcune scene di <em>Giulietta e Romeo</em>, Andrei Tarkovskij buona parte del suo <em>Nostalghia</em>), ma un tempo furono ben altri i personaggi che frequentarono i &#8220;bagni&#8221;: Caterina da Siena, innanzitutto, qui condotta dalla madre perchè abbandonasse la sua vocazione all&#8217;ascesi, e invece incline &#8211; stando alla leggenda &#8211; a scottarsi con l&#8217;acqua più calda per mortificare le carni.</p>
<p>E Lorenzo il Magnifico, che vi arrivò nel 1490, deciso a sperimentare i benefici delle acque mentre a Firenze imperversava il Savonarola. Da allora, le terme non sono cambiate: circondate da edifici medievali  (la vasca termale è concepita come piazza e cuore del borgo) e protette da lontano dalla mole impenetrabile dell&#8217;inquietante Rocca di Tentennano, offrono uno scenario di arcaica suggestione dove è facile, complice l&#8217;acqua, dimenticare il tempo.</p>
<p>A Bagno Vignoni, merita una visita anche il <strong>Parco dei mulini</strong>, itinerario tra le antiche realtà produttive del borgo. Queste strutture avevano un&#8217;importante peculiarità: funzionavano anche in estate, quando gli altri della zona erano fermi a causa dei fiumi in secca; infatti, fungeva da forza motrice una sorgente termale, che sgorgava con una portata costante alla temperatura di circa 50° C.</p>
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		<title>Il borgo di Asciano, scrigno d&#8217;arte e di storia</title>
		<link>http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/il-borgo-di-asciano-scrigno-darte-e-di-storia/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 13:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un saliscendi tra i calanchi e gli avari dossi delle Crete, quasi navigando tra le onde di un mare geologico, il borgo appare nella sua forma ancora perfettamente ovoidale dentro le mura turrite. Superata la cortina trecentesca, si entra &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/il-borgo-di-asciano-scrigno-darte-e-di-storia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/asciano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-315" title="asciano" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/asciano-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dopo un saliscendi tra i calanchi e gli avari dossi delle Crete, quasi navigando tra le onde di un mare geologico, il borgo appare nella sua forma ancora perfettamente ovoidale dentro le mura turrite. <span id="more-314"></span>Superata la cortina trecentesca, si entra nel nucleo antico passando davanti alla <strong>Torre civica</strong>, del 1585.</p>
<p>Una passeggiata entro la cinta offre diversi spunti per ricostruire la storia dell&#8217;abitato. Il tono signorile di alcuni palazzetti fa capire, innanzitutto, che Asciano visse una stagione di prosperità a partire dalla fine del Duecento, grazie ai commerci e alle produzioni cerealicole.</p>
<p>Gli edifici più belli si allineano lungo il corso Matteotti, chiuso sul fondo dall&#8217;antica porta dei Bianchi. Sorgeva qui, al tempo dei romani, una lussuosa villa cui appartenne il raffinato <strong>mosaico</strong> che si ammira in una cantina di via del Canto.</p>
<p>Ritornati alla torre, via Cassioli porta nella piazza del Grano, la più graziosa di Asciano, dove un&#8217;elegante fontana quattrocentesca dà un tocco di nobiltà alla fila di vecchie case, tra le quali l&#8217;antico <strong>palazzo del Podestà</strong> coperto di stemmi.</p>
<p>Tra aprile e maggio Asciano e la circostante campagna ospitano la manifestazione <strong>Sapori delle Crete senesi</strong>, con ristoranti e cantine che propongono il meglio dell&#8217;enogastronomia locale.</p>
<p><strong>Scrigno d&#8217;arte e di storia.</strong></p>
<p>E&#8217; davvero sorprendente scoprire quanta arre e cultura si concentrino in questo borgo agricolo. Una sosta obbligatoria è nel<strong> Museo civico archeologico e d&#8217;Arte sacra</strong>, allestito in <strong>palazzo Corboli</strong> di corso Matteotti. L&#8217;edificio duecentesco è un prestigioso contenitore per l&#8217;apparato di affreschi del XVI secolo: basti pensare al ciclo profano dipinto nella sala delle Quattro Stagioni e nel granaio fu eseguito da un maestro vicino ad Ambrogio Lorenzetti.</p>
<p>La collezione di dipinti, che spazia dal medioevo di Giovanni Pisano al manierismo senese di Rutilio Manetti e al pieno seicento di Bernardino Mei, vanta due capolavori del XV secolo: il vivace <em>polittico</em> di Matteo di Giovanni e la suggestiva <em>Natività di Maria</em> del Maestro dell&#8217;Osservanza.</p>
<p>Il nome di Asciano deriverebbe da <strong>Axia</strong>, la famiglia etrusca che possedeva queste terre. Non potevano dunque mancare, nel percorso museale, importanti collezioni archeologiche, che illustrano le fasi di vita dell&#8217;abitato antico attraverso le ceramiche, i bronzi, e i corredi funerari (dall&#8217;età etrusca a quella romana) portati alla luce nelle aree archeologiche di Poggio Pinci, di Campo Muri e del tumulo del Molinello.</p>
<p>Prima di lasciare Asciano, tappe ricche di interesse artistico sono anche la<strong> Basilica di S. Agata</strong>, dove il romanico toscano si intreccia con il gusto decorativo lombardo, e la <strong>gotica chiesa di S. Francesco</strong> vero compendio della pittura senese &#8220;minore&#8221; dal Due al Cinquecento.</p>
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		<title>La sagra del Tordo di Montalcino</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 11:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per secoli Montalcino ha utilizzato la cera come &#8220;moneta&#8221; per saldare la gabella feudale alla città protettrice. Questa antica tradizione sopravvive, in occasione della festa patronale (8 maggio), nell&#8217;offerta del cero a Maria SS. del Soccorso da parte dei quattro &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/la-sagra-del-tordo-di-montalcino/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/sagra-del-tordo-montalcino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-310" title="sagra-del-tordo-montalcino" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/11/sagra-del-tordo-montalcino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Per secoli Montalcino ha utilizzato la cera come &#8220;moneta&#8221; per saldare la gabella feudale alla città protettrice. Questa antica tradizione sopravvive, in occasione della <strong>festa patronale (8 maggio)</strong>, nell&#8217;offerta del cero a<strong> Maria SS. del Soccorso<span id="more-309"></span></strong> da parte dei quattro quartieri di Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio.</p>
<p>La <strong>Sagra del Tordo</strong> (replicata la seconda domenica d&#8217;agosto, in versione ridotta, nell&#8217;Apertura delle cacce) è invece il principale appuntamento del folclore locale. Ha luogo l&#8217;ultima domenica di ottobre ed è erede diretta delle tradizioni cortesi medievali, ma con i tordi ha davvero poco a che fare.</p>
<p>Infatti i <strong>migliori arcieri</strong>, in rappresentanza dei quattro quartieri, si sfidano in una gara di tiro che ha per bersaglio il fantoccio di un cinghiale, a ricordo delle cerimonie che, secoli fa, segnavano la conclusione della stagione delle cacce.</p>
<p>In occasione della sagra &#8211; preceduta dalla provaccia e dalla cena propiziatoria &#8211; si svolgono anche un suggestivo corteo di figuranti in costume e la<strong> danza del trescone</strong>, un antico ballo popolare (<strong>per informazioni:</strong> Ufficio Turistico, Costa del Municipio, tel. 0577849331, www.prolocomontalcino.it).</p>
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		<title>Lungo le strade bianche di Cuna</title>
		<link>http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/lungo-le-strade-bianche-di-cuna/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 13:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Usciti da Siena a sud sulla strada regionale 2 (ex statale) Via Cassia, si percorre la valle del torrente Arbia, dove la presenza di antichi mulini e castelli attesta la rilevanza economica del corso d&#8217;acqua, che attrae tuttora intensi insediamenti &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/lungo-le-strade-bianche-di-cuna/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/Cuna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-303" title="Cuna" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/Cuna-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Usciti da Siena a sud sulla strada regionale 2 (ex statale) Via Cassia, si percorre la valle del torrente Arbia, dove la presenza di antichi mulini e castelli attesta la rilevanza economica del corso d&#8217;acqua<span id="more-302"></span>, che attrae tuttora intensi insediamenti produttivi e residenziali.</p>
<p>Accostandosi alla regione delle Crete, forme e colori della terra mutano decisamente e la strada corre tra continue ondulazioni biancastre per il deposito in superficie di solfato di sodio, coltivate a grano e a pascolo. Oltrepassata la confluenza del Tressa nell&#8217;Arbia, l&#8217;antica <strong>grancia di Cuna</strong>, appartenuta allo Spedale S. Maria della Scala di Siena, che ne venne in possesso nel 1224, è un raro esempio di azienda agricola fortificata medievale rimasta pressochè integra, nonostante vi siano state ricavate abitazioni.</p>
<p>Il complesso, di eccezionale ampiezza, si compone del piccolo borgo cinto di mura con porte e torri, in perfetto stato di conservazione, che precede la fattoria-fortezza duecentesca, tutta in mattoni. Esterna al nucleo fortificato è una chiesetta in laterizi, del 1314, con un antico affresco raffigurante il miracolo di un pellegrino impiccato.</p>
<p>Per una porta ornata dello stemma dello Spedale si accede alla piazzetta della grancia e quindi, per un arco, alla fattoria, con interessanti ambienti interni. Di fronte all&#8217;androne, con volta a ombrello, si può osservare una grandiosa rampa, in parte coperta, che serviva per il trasporto su muli dei prodotti, essenzialmente cerealicoli, ai magazzini dei piani superiori.</p>
<p><strong>Lungo le strade bianche</strong></p>
<p>Da<strong> Monteroni d&#8217;Arbia</strong> (che conserva anche un grande molino fortificato di costruzione trecentesca), una deviazione a ovest porta in 12 km alla pieve di Corsano, su strada che corre in cresta attraverso i colli argillosi, in un suggestivo paesaggio campestre.</p>
<p>Si tocca <strong>Radi</strong>, castello medievale di cui resta memoria nell&#8217;imponente torrione in mattoni, con basamento a scarpa in pietra. Usciti dal paese, si piega a destra verso Ville di Corsano, incontrando prima dell&#8217;abitato la pieve di S. Giovanni Battista o semplicemente<strong> pieve di Corsano</strong>, fondata nell&#8217;XI secolo, una delle più interessanti testimonianze romaniche nella campagna senese; notevole l&#8217;apparato decorativo in facciata, con tre arcate cieche spartite da semipilastri e sormontate da arcatelle pensili; i capitelli, esterni e interni, presentano una ricca decorazione plastica a motivi geometrici e vegetali.</p>
<p>Abbandonare i percorsi principali e imboccare a caso le innumerevoli strade bianche che penetrano nel paesaggio, attraverso calanchi e poi si appoggiano sui campi o trovano l&#8217;ombra dei boschi di querce e di castagni, si fanno accompagnare da qualche cipresso, incontrano greggi e animali selvatici, s&#8217;infilano nei piccoli borghi, si avvicinano a torri, castelli, antiche pievi e abbazie: è questo un modo di riscoprire strade dimenticate, luoghi tralasciati dal turista, riservati al viaggiatore colto e attento.</p>
<p>Senza alcuna preoccupazione per i tempi lunghi di percorrenza, pronti a farsi sorprendere dallo spettacolo che si offre a ogni curva, solo con gli occhi pieni della straordinaria bellezza della campagna.</p>
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		<title>Una gita a San Gimignano e ti sembrerà di fare un tuffo nel medioevo</title>
		<link>http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/visita-san-gimignano-e-ti-sembrera-di-fare-un-tuffo-nel-medioevo/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2012 13:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Alta su un colle dominante la val d&#8217;Elsa, nel cuore di una campagna a olivi e viti, San Gimignano è probabilmente il più straordinario esempio di città medievale, rimasta intatta nell&#8217;assetto urbanistico definito tra Due e Trecento e quasi cristallizzata &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/visita-san-gimignano-e-ti-sembrera-di-fare-un-tuffo-nel-medioevo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/San-Gimignano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-291" title="San-Gimignano" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/San-Gimignano-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a>Alta su un colle dominante la val d&#8217;Elsa, nel cuore di una campagna a olivi e viti, <strong>San Gimignano</strong> è probabilmente il più <strong>straordinario esempio di città medievale</strong>, rimasta intatta nell&#8217;assetto urbanistico <span id="more-290"></span>definito tra Due e Trecento e quasi cristallizzata nel tessuto edilizio, che illustra le stratificazioni e l&#8217;organizzazione urbana d&#8217;età comunale.</p>
<p><strong>Il borgo (Bandiera Arancione Touring Club Italiano)</strong>, chiuso dalle mura duecentesche, si struttura su due assi intersecantisi a croce, corrispondenti il più antico (X secolo) alla via di comunicazione est-ovest tra il <strong>poggio della Torre (sede del castello vescovile)</strong> e quello di <strong>Montestaffoli (luogo del mercato)</strong>; l&#8217;altro &#8211; tuttora fondamentale &#8211; al tracciato urbano della <strong>Via Francigena</strong>, che dalla meridionale porta S.Giovanni a quella settentrionale di S.Matteo attraversa l&#8217;intero abitato allargandosi a formare, nel punto più alto, il sistema delle <strong>piazze centrali</strong>.</p>
<p>Su queste direttrici maggiori, si addensano con eccezionale intensità le torri e le case-torri appartenute alle famiglie dell&#8217;aristocrazia mercantile e finanziaria che, con impatto visivo di rara suggestione, connotano da sempre l&#8217;immagine di San Gimignano. Nel XII secolo, il borgo diviene libero Comune, retto dai ghibellini, avviando la fase di massima espansione economica fondata sulla commercializzazione dei prodotti agricoli locali, primo fra tutti lo <strong>zafferano</strong> che alimenta fiorenti traffici con altre città italiane (Lucca, Pisa, Genova), con la Francia e con i Paesi Bassi.</p>
<p>Dal possesso fondiario unito all&#8217;apertura di sempre nuovi mercati (Siria, Egitto) e alla speculazione finanziaria emerge, nel Duecento, una ricca aristocrazia urbana, che esprime l&#8217;affermazione politica e sociale della costruzione delle torri (nel Trecento saranno 72, di cui ne sussistono 15); le torri e i palazzi si concentrano nella contrada di Piazza (corrispondente al nucleo più antico), gareggiando in altezza e differenziandosi dall&#8217;edilizia civile urbana per uso di materiali più pregiati.</p>
<p><strong>Contrada di Piazza</strong></p>
<p>La<strong> porta S. Giovanni</strong>, storico accesso alla città da sud, terminata nel 1262, è la più bella delle porte cittadine, ad arco ribassato di tipo senese, con guardiola superiore. La successiva <strong>via S. Giovanni</strong> si svolge lastricata e in leggera salita tra case a schiera, torri, case-torri, chiesette, fondachi, antichi ospizi e palazzi signorili (ora riconvertiti a uso commerciale e turistico), che costituiscono un eccezionale spaccato dell&#8217;organizzazione funzionale, delle tipologie edilizie e del decoro urbano della città duecentesca.</p>
<p>Oltrepassato <strong>l&#8217;arco dei Becci</strong> si entra nella <strong>piazza della Cisterna</strong>. Armonioso triangolo rovesciato e in lieve pendenza naturale, con pavimento ammattonato a spinapesce, forma l&#8217;irregolare<strong> piazza del Duomo</strong>, alla quale è unita da un passaggio aperto, il cardine urbanistico della città comunale, nella quale le strade e le piazze sono spazi interni di un unico grande organismo che ha in questo sistema articolato e vivo, nel <strong>Duomo</strong> e nei <strong>palazzi del Popolo e del Podestà</strong>, i suoi documenti più rappresentativi.</p>
<p>Al centro della piazza, un tempo destinata a mercato e a platea di feste e tornei, è la cisterna, costruita nel 1287 nel quadro degli interventi di riqualificazione urbana voluta dal comune ghibellino. Attorno si sviluppa una nobile cortina di case e torri medievali. Ricostruito nel 1239, ampliato nel 1337 con facciata parte in pietre conce parte in cotto, il <strong>palazzo del Podestà</strong> ha ha un voltone terreno (la Loggia) che serviva d&#8217;accesso ai magazzini del frano e una possente torre, detta la<strong> Rognosa</strong> (già dei Gregorio e poi degli Oti), che svetta per quasi 52 metri (gli Statuti comunali del 1255 fecero divieto di elevare in città torri più alte di questa). Nell&#8217;interno del palazzo fu costruito nel 1537 un teatro, rifatto nel 1794.</p>
<p>Alta su un&#8217;ampia scalinata (1263), la <strong>Basilica-Collegiata</strong>, intitolata a S.Maria Assunta, domina con il sobrio prospetto romanico il lato occidentale della piazza. Eretta forse nel 1056 e consacrata nel 1148, è stata ristrutturata nel 1239 e ampliata nel 1460 da Giuliano da Maiano. L&#8217;interno è un vero <strong>scrigno di opere d&#8217;arte</strong>: Taddeo di Bartolo, Benozzo Gozzoli, Jacopo della Quercia, Lippo e Federico Memmi, Bartolo di Fredi, sono solo alcuni degli artisti di cui si ammirano insigni opere; in fondo alla navata, si apre poi la cappella di S. Fina, capolavoro del rinascimento toscano, opera di Giuliano e Benedetto da Maiano, con affreschi di Domenico Ghirlandaio.</p>
<p>Il<strong> palazzo del Popolo</strong>, chiamato anche palazzo Nuovo del Podestà, domina il lato meridionale della piazza nel duomo dal 1288; ampliato nel 1323, ha la fronte aperta da finestre ad archi ribassati e coronamento a merli guelfi aggiungo nel 1882; a destra sporge un ballatoio con parapetto, l&#8217;arengo, cui si accede da due scalinate. Sulla destra della facciata d&#8217;alza per 54 metri la<strong> torre Grossa</strong> (straordinario il panorama che si abbraccia dalla sommità), iniziata nel 1300, aperta da un voltone. Sulla sinistra del palazzo del Popolo s&#8217;apre una grande loggia a tre arcate, costruita dal Comune nel 1338.</p>
<p><strong>Capolavori nascosti</strong></p>
<p>Se la città appare splendida nella sua veste esterna, non meno cospicuo è il patrimonio conservato all&#8217;interno di musei e raccolte d&#8217;arte. Il <strong>Museo civico</strong>, istituito nel 1852, occupa i piani superiori del palazzo del Popolo (per informazioni: tel. 0577990312, www.museisenesi.org). Vi si accede per una scala esterna a loggia sistemata nel bel cortile, costruito nel 1323, al centro del quale è una cisterna del 1361. La pinacoteca è ricca di pregevoli dipinti di scuola senese e fiorentina, in parte di pertinenza del Museo d&#8217;Arte sacra.<em> L&#8217;angelo annunciante e la Vergine annunciata</em> sono due straordinari tondi dipinti da Filippino Lippi per il palazzo Pubblico.</p>
<p>Nell&#8217;<strong>ex conservatorio di S. Chiara</strong>, in via Folgore da San Gimignano, è invece allestito un importante polo museale (tel. 0577941388), che comprende il <strong>Museo Archeologico</strong> (con le sezioni estrusca e medievale, dotate di significative raccolte di ceramica), la <strong>Spezieria di S. Fina</strong> già annessa allo Spedale duecentesco (esposizione di medicamenti antichi e dei preziosi contenitori destinati alla preparazione e alla vendita dei preparati) e la<strong> Galleria d&#8217;Arte moderna e contemporanea</strong> (opere di De Grada, cui è intitolata, Guttuso, Vacchi, Fiesch e altri).</p>
<p><strong>Via S. Matteo</strong></p>
<p><strong>La principale e più caratteristica via cittadina</strong>, è l&#8217;asse del quartiere cresciuto, contemporaneamente a quello di S. Giovanni, sul tratto della Via Francigena incluso entro le mura del XIII secolo. Il tessuto edilizio è in buona parte quello di formazione duecentesca e mostra, fino alla porta, un&#8217;eccezionale sequenza di strutture medievali, tra le quali si inserisce la <strong>duecentesca chiesa di S. Bortolo</strong>, oltre la porta si dispone la <strong>chiesa di S. Agostino</strong>.</p>
<p>Presenti nel territorio sangimignanese dal 1272, gli agostiniani si trasferirono in quest&#8217;area dalla città nel 1280 e, grazie a una donazione del Comune, iniziarono in quell&#8217;anno la costruzione del convento e della chiesa, che domina imponente la piazza dall&#8217;alto di una gradinata. Conclusa nel 1298 in forme romanico-gotiche, ha semplicissimo involucro in laterizio e impianto a un&#8217;unica vasta navata. Del secondo Quattrocento è l&#8217;apparato decorativo interno, nel quale spiccano i lavori di Benozzo Gozzoli e di Pietro Pollaiolo.<br />
<strong> </strong></p>
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		<title>Dammi un weekend e ti mosterò le bellezze di Volterra</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 15:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato mattina &#8211; Nel centro storico Volterra si può &#8220;assalire&#8221; da più punti, uno alternativo è da Porta San Francesco, che conduce nel cuore medievale. Fatti pochi passi in via del Lino fino alla chiesa di San Francesco, ci si &#8230; <a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/dammi-un-weekend-e-ti-mostero-le-bellezze-di-volterra/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/Volterra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-277" title="Volterra" src="http://www.grandhotelexcelsior.it/blog/wp-content/uploads/2012/10/Volterra-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sabato mattina &#8211; Nel centro storico</strong></p>
<p>Volterra si può &#8220;assalire&#8221; da più punti, uno alternativo è da Porta San Francesco, che conduce nel cuore medievale. Fatti pochi passi in via del Lino fino alla chiesa di San Francesco<span id="more-276"></span>, ci si infila a destra nel primo vicolo: ed ecco diverse case medievali, con i giardini pensili, e le Antiche Fonti San Felice. Proseguendo per via della Pietraia, che offre ampie vedute sulle colline, si arriva in piazza dei Fornelli.</p>
<p>Si riprende lungo via Flacco per raggiungere piazza San Giovanni con la <strong>cattedrale romanica</strong> e il battistero a bande marmoree. Lo stesso isolato racchiude il <strong>palazzo dei Priori</strong> che dall&#8217;altra parte affaccia, sull&#8217;omonima, animata piazza. In via dei Sarti, diversi palazzi e musei da non perdere: la <strong>Pinacoteca</strong> e <strong>Museo Civico</strong> con <em>La Deposizione</em> del Rosso Fiorentino e opere del Ghirlandaio e Signorelli; vicino, il<strong> Museo Diocesano di Arte Sacra</strong> con ricche oreficerie;<strong> palazzo Incontri Viti</strong>, dove talvolta è il proprietario stesso a condurre nelle 12 sale e nel teatro Persio Flacco.</p>
<p><strong>Sabato pomeriggio &#8211; Itinerario alabastro</strong></p>
<p>La tradizione dell&#8217;alabastro, che acquisì notorietà a a fine &#8217;700 grazie ad alcuni nobili viaggiatori volterrani, viene continuata con 5 o 6 botteghe che producono soprammobili, statue, vasi e molti altri oggetti; parte della materia prima (solfato di calcio bi-idrato) continua a essere fornita dalle cave di Castellana Marittima anche se il maggior quantitativo proviene ora dalla Spagna. Il tour dell&#8217;alabastro prevede come prima meta la riproduzione in scala 1:25 della Torre di Pisa: è la scultura in alabastro più grande del mondo, 9 quintali di peso per 2,4 metri d&#8217;altezza, realizzata in 3 anni di lavoro (in mostra fino al 4 novembre nel salone espositivo di <strong>Santa Maria Maddalena</strong>).</p>
<p>Seconda tappa all&#8217;interessante <strong>Ecomuseo dell&#8217;Alabastro</strong>. Per osservare un artigiano all&#8217;opera e fare aquisti c&#8217;è <strong>Alab&#8217;arte</strong>, dove i metodi rimangono quelli di una volta. Ben fornita la <strong>Cooperativa Artieri</strong>, in piazza dei Priori. E nei weekend del 19-21 e 26-28 ottobre si può partecipare alla tradizionale<strong> Festa di San Luca degli alabastrai</strong>.</p>
<p><strong>Domenica mattina &#8211; Tour archeologico</strong></p>
<p>Per cogliere l&#8217;importanza della Volterra etrusca sono almeno tre le tappe imperdibili: la porta all&#8217;Arco, con le caratteristiche &#8220;tre teste&#8221; ancora visibili, l&#8217;acropoli etrusco-romana, compresa nel <strong>Parco Archeologico Enrico Fiumi</strong>, e il Museo Guarnacci. Il Parco è anche un piacevole spazio verde in posizione dominante dove fare una passeggiata; si trova al cospetto della fortezza Medicea, ancora oggi sede di un carcere, noto per iniziative come le &#8220;cene galeotte&#8221; (prossime date il 23 novembre e 14 dicembre) e la formazione teatrale Compagnia della Fortezza.</p>
<p>In quanto al <strong>Museo Etrusco Guarnacci</strong>, vale la pena di dedicargli almeno un paio d&#8217;ore (consigliate le visite guidate, alle ore 12 di domenica e di sabato): in 40 sale, in parte ancora allestite secondo i criteri ottocenteschi, è raccolta un&#8217;eccezionale varietà di reperti. Notevoli le 600 urne in alabastro, futo e terracotta, le collezioni di ceramica, di oreficeria, le sculture, i bronzetti. Tra i pezzi più noti: <em>l&#8217;Ombra della sera</em>, bronzetto votivo dalle forme incredibilmente moderne, e<em> l&#8217;Urna degli sposi</em> , in terracotta. Volterra fu centro vitale anche in età romana: la testimonianza più notevole del periodo è il <strong>Teatro Romano</strong>, del I secolo a.C., portato alla luce nemmeno 70 anni fa e tra i meglio conservati d&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Domenica pomeriggio &#8211; Tra mura e balze</strong></p>
<p>Suggeriamo di uscire dal centro storico, in auto oppure con una passeggiata di 15 minuti per via Borgo San Giusto fino a raggiungere le <strong>mura etrusche</strong>. La cinta etrusca misurava ben 7 km: oggi ne rimane circa il 20%, che si può percorrere lungo il perimetro nordovest, attrezzato come itinerario archeologico. Nel primo tratto si costeggia il baratro delle famose balze, voragini causate dai continui franamenti; poi camminamenti e passaggi consentono di toccare con mano tratti delle mura, in particolare nell&#8217;area detta della Guerruccia.</p>
<p>Proseguendo nel percorso si incontrano alcune necropoli nei pressi della chiesa San Giusto e nei pressi di porta Diana. Nel tempo l&#8217;instabile geologia dell&#8217;area ha determinato l&#8217;abbandono della sottostante <strong>Badia Camaldolese</strong>, di cui rimangono i resti della chiesa e della torre campanaria, oltre il chiostro, ancora visitabile. Per andarci, consigliabile l&#8217;auto.</p>
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